All'asilo disegnavo una marea. Non che fossi un artista, tutt'altro. Che poi a tutti i bambini piace disegnare, quindi potrei cancellare quello che ho scritto e incominciare dalla frase successiva direttamente.
All'asilo disegnavo sempre una casa, il cielo e il sole e l'albero vicino. La casa era bianca, il tetto rosso. Le finestre rotonde. La porta piccola. L'albero era una palla verde. Il cielo due righe azzurre. Il sole una mezzaluna gialla o arancione, solitamente tagliato, per meta' fuori dal bordo del foglio.
La casa era la casa del Mulino Bianco.
A ripensarci adesso mi vengono i brividi.
A quell'eta' abitavo in una casa vecchissima, vicino al centro storico di Cremona.
Mia madre mi racconta che c'erano i topi e che appena nato lei impazziva perche' la stufa non funzionava e si gelava. Diciamo che se la sono cavata bene, a tirarmi su.
Eppure se disegnavo casa mia la disegnavo su una collina, bianca, con una strada con le curve, larga alla base, stretta in cima.
Ma e' il cielo che mi ricordo piu' di tutto.
Era una, due righe azzurre, spesse tre centimetri, sul bordo superiore del foglio. Da li' fino alla casa, solo bianco.
Che in effetti se ci pensi non e' neanche una stronzata.
Il cielo, nell'orizzonte cremonese, e' bianco di foschia.
Per vederlo blu devi alzare gli occhi sul tuo zenith.
Come se il cielo fosse unicamente sopra la mia testa.
Il sole una meta'.
Un albero solo.
Una casa che non esisteva.
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