Nel maniero
L'appuntamento e' tra pochi minuti.
La strada che ci ha portati fin su questa collina nascosta nella pianura e' tortuosa e fredda. Deve aver piovuto da poco. Un ruscello a fianco risuona negli alberi alti. Pini, forse. O qualcosa di montano.
Fuori dal castello, dalla casa, dal maniero, dalla villa, da quella struttura in cui dobbiamo entrare ci sono una ventina di persone, a volte cinquanta, a volte meno. Siamo in trepidante attesa.
Esce un assistente, vestito con un dolcevita nero e pantaloni neri. Ha una cartellina in mano.
Fa segno di entrare.
C'e' un ponte che separa il castello, la casa, il maniero, quella roba li' in cui stiamo entrando. C'e' un fiume in piena che scorre sotto di noi.
Entriamo nelle stanze, ci fanno firmare qualcosa.
E' un corso d'aggiornamento.
E' una riunione.
E' un qualcosa che non capisco ma che devo fare.
Ognuno parlotta, qualcuno comincia a temere.
Siamo seduti un attimo dopo.
Non vediamo il capo supremo. C'e' il suo assistente che inizia a spiegarci cosa e' l'anima e come la possiamo conoscere fino in fondo fino ad arrivare a disegnarla.
Facciamo pausa caffe' e ci fanno bere una tisana.
Perdo un po' il controllo, qualcuno ride. Guardo il fiume sotto ed e' un tumulto di grigi che s'accavallano.
Qualcosa non va.
Voglio andarmene.
Raccolgo i miei indumenti. Un cappotto pesante rosso, sembra di pile.
E dico che non credo in queste religioni scientifiche.
Mi dice che non potro' mai piu' ritornare.
Io spero che loro non mi seguiranno mentre me ne vado.
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