13000 km
All'aeroporto di Kuala Lumpur infiliamo i bagagli a mano nei locker per essere piu' liberi, scendiamo fino al piano terreno, con pochi euro compriamo un biglietto andata e ritorno del KLIA Express. Quello che noi ci sogniamo.
Praticamente e' un treno senza conducente, non molto lungo, che ogni 15 minuti, ventiquattrore su ventiquattro, parte dall'aeroporto e raggiunge KL Sentral, una fermata della metropolitana di Kuala Lumpur. ll tutto in qualcosa come 28 minuti precisi.
Evito qualsiasi commento sui treni nostri, rispetto ai loro.
La stazione della metropolitana e' piena di negozi, ristoranti e quant'altro. E' pulita e frenetica, piu' intensa della Centrale di Milano. Fuori scala per quanto riguarda la sicurezza con cui siamo andati in giro.
Il giornaliero costa un euro e venti. Saliamo al piano della metro che dobbiamo prendere, per le cinque fermate, e la scena a cui siamo di fronte e' la seguente:
- moltitudine razziale fenomenale. Malesi, indiani, giapponesi, cinesi, occidentali, arabi e sud americani. Che non si guardano in cagnesco.
- file precise di fronte alle porte della metro. Sentite questa. Nelle principali stazioni hanno chiuso i binari con delle porte scorrevoli e comunque per terra hanno segnato l'ingresso del vagone. Le persone creano file ordinate, una per lato di apertura, lasciando un corridoio centrale per chi esce.
- aria condizionata all'interno del vagone. Scordatevi puzza di ascelle varie della beneamata MM.
- niente conducente, piu' treni, meno vagoni. Ogni due minuti passa un treno, ok? Non c'e' l'errore umano del conducente che deve fare la retro. Non c'e' possibilita' di salire e far riaprire le porte. Se le porte si chiudono e voi siete in mezzo, siete dei coglioni. Punto.
Cinque fermate per sei minuti di viaggio e siamo a KLCC, la fermata delle Petronas Tower. Usciamo ed e' un centro commerciale a tutti gli effetti. Un albero di natale gigante in mezzo ad una piazza sotterranea. Salvatore Ferragamo, Gucci, Chanel, Prada.
Usciamo e veniamo investiti dal caldo afoso. Piove.
Alziamo gli occhi e lo spettacolo e' difficilmente descrivibile. 452 metri, immense, illuminate in modo impeccabile, le nuvole sopra di esse sembrano sfocature della pellicola. Ad occhio nudo.
In tredicimila kilometri torno a casa.
Foto di rito, un giro nei dintorni e poi ancora nella metro.
I nostri colleghi di Singapore ci dicono che dobbiamo vedere Chinatown e Indiantown. Fermata Pasar Seni.
Una volta fuori, ancora, e' tutta un'altra questione.
I baretti a bordo strada offrono ai clienti ventilatori poco efficaci contro l'intollerabile caldo appiccicoso.
Fumano all'interno, mentre sorseggiano qualcosa che non conosco.
Qualche travestito, prima di arrivare al mercato. Praticamente un delirio di cunicoli ottenuti dalla giustapposizione di lamierini che dividono i vari negozi, se cosi' possiamo chiamarli, in una via tra due palazzi che coprono il cielo, e una tensostruttura altissima, con ventole che convogliano l'aria all'esterno.
Vedono due occidentali e si scagliano contro con le offerte.
Ci concediamo una birra, mentre la frenesia continua.
Fuori da li' e' un delirio di luci, pubblicita' e traffico.
Tornando verso la metro incappiamo in un matrimonio indiano.

Nel giro di quaranticinque minuti siamo in aeroporto.
Il tempo di recuperare i bagagli a mano, comprare le sigarette, mangiare dei noodles piccanti che siamo sull'aereo.
13000 km e sono a casa.

Ora c'e' solo da aspettare.
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2 Comments

nuke Author Profile Page said:

Come darti torto... sono davvero d'accordo con te.
E non solo. Quello e' un sogno non alla mia portata...
Sono stato fortunato, se vuoi, che a un cliente serviva un video li' e non a Trigolo. Se no facevo una settimana a Trigolo.

Porkettaro said:

Che viaggio da sogno!
Da nababbo, oserei dire.
Vorrei poterci andare io.. credimi! Ma non tutti sogni sono alla portata di tutti!

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