L'altra sera a Londra c'era un vento che non si stava in piedi. Che a un certo punto mi sono girato e ho detto a Michael Jordan "oh, Mike, che cazzo, siamo a Londra o a Trieste, uh, mottafacca?!" e lui mi guarda e scoppia a ridere e dice "affanculo!".
Che grande che e' Michael.
L'altra sera a Londra incontro Robert Downey Junior e vado a bermi una birretta da quattro litri, mentre aspiro cozze al bancone e calpesto salmoni ancora vivi e mangio un hamburger fatto in casa a mano da amanuensi con occhi a mandorla e ketchup fatto da Dario Argento in persona mentre Robert Downey Junior Junior, il cane di Robert Downey Junior, dice "Sento un rumore di gattini che corrono sul mio prato". Afferro il bavero della cameriera lesbica che mi dice "Ju iu uana paddin'?" No, grazie, no thanks, this is a no smoking area. Capito?
No.
L'albergo sul Dome, il DLR e una qualsiasi superstrada tangente alla City. Qui spostano giornalmente quintali di miliardi di sterline. La City e' Canary Wharf e mentre il mondo piange per gli alberi e l'energia qui tutto e' un lume, neon, xeno, gas rarefatti compressi in bombole che sgorgano dalle cime dei grattaceli dove atterrano gli elicotteri. Ci sono ponti levatoi, nei Docks. Ovunque. E posti di blocco fissi, post undici settembre. E luce, luce ovunque, sempre. E freddo. E donne in canottiera che sbronze come sono e pallide come sono non sentono la differenza che passa tra un abbraccio e un abbandono.

Sei vivo?
Ahooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo