L'altra sera a Napoli ha eruttato il Vesuvio. E ha fatto piazza pulita dei rifiuti, che tanto non ci sono, e' tutta una montatura del governo Prodi. Poi si sono divise le acque ed e' uscito un gabbiano nero tempestato di pizza e cuoppo che ha detto:
"Sono un gabbiano nero, andatevene tutti affanculo, grazie e arrivederci".
Poi una donna tedesca in viaggio di piacere e' stata fermata da un alligatore mutante che in cirillico le chiede cosa diamine stesse facendo, ma lei che il cirillico non lo digerva rutto' sonoramente, trapanando i timpani di un babbuono disegnato da Bruno Bozzetto che e' in questo momento di fronte a me ad aspettare il suo aereo, il mio aereo, il nostro aereo che ci portera' lontano dall'eruzione lavica piu' maestosa che l'uomo ricordi.
Il cielo e' limpido, a parte i lapilli di persiane bruciacchiate che permeano la pelle della signora con la dentiera rotante robotizzata.
Il fatto e' che e' solo il fatto di chiedere scusa che ci rende fastidiosi. E lo sa bene il supremo aviante dalle ascelle poco profumate.
Scusate, scusatemi tutti.
Ma una bugia e' una bugia anche se hai le lacrime agli occhi.

direi quasi un classico pezzo 'alla gasta', ovvero: storia ambientata in un presente semi riconoscibile, visione del mondo metaforico/onirco/apocalittica di interpretazione volutamente ambigua, ricca di particolari grotteschi nonché raccapriccianti. Ma poi eccolo che arriva, il colpo di scena! Ultima riga di realtà pura, finale nudo e crudo, dove l'autobiografia irrompe nella finzione per delineare una svolta del tutto imprevista, di solito molto negativa. Cos'è successo stavolta?