Venerdi' ci facciamo un bagno in piscina.
In realta' sono da solo, gli altri stanno fuori a mangiare zanzare.
Io, invece, temerario, sto in acqua. Le combatto da sotto.
Estate della bassa duemilaotto.
Tre Vespe, una TS, una ET3, una VNB1. Siamo semplicemente una bellezza per gli occhi. Una bellezza che scarsamente supera i cinquanta chilometri orari.
Poi cena all'Antico Pavone. Salumi nostrani, vino rosso frizzantino con ghiaccio all'interno e la classica, suprema, faraona in creta. E l'aria che si respira e' quella di una serata d'altri tempi, cinque maschietti a ridere di niente, senza mai parlare di donne. Manco fossimo dentro a una canzone di Max Pezzali. Ci fissiamo con l'architettura del locale, ammiriamo l'adesivo Vespa Club d'Italia - Ristorante Raccomandato che fiero resiste al tempo.

Chiedo al padrone da quanti anni fosse su quel vetro, l'adesivo. Dice che nel 57 e' morto suo nonno. Dice che ha una foto di suo nonno dove dietro si vede quell'adesivo.
Pelle d'oca.
Tira fuori un annuario poi del 1904.
L'Antico Pavone era una casa cantoniera. Dentro c'era il necessario per accendere i lampioni.
Pelle d'oca spessa cosi'.
Mi affascina ogni volta poggiare il culo su un mezzo cosi' vecchio.
Ho un bel sorriso e vado verso Cremona.
Davanti a me giocano a morra cinese, due pazzi su due ruote.
I vigili urbani ci graziano e non ci fermano neanche.
Adrenalina, stanchezza. Abbandono la mia giacca piena di toppe sulla Vespa.
Come ho sempre fatto.
Saluto qualcuno e vado a dormire.
Sabato si va a Reggio Emilia.
Penso che si sta bene a letto, mi addormento sereno.
Ma duro poco, perche' mi rendo conto di essere tornato a casa senza la mia giacca con le toppe.
Il fatto e'. Ogni toppa e' un viaggio.
Ogni toppa e' un ricordo.
Prendo la Vespa e mi metto a cercarla per la citta'. Ma niente.
Torno mesto a letto, ma non dormo piu'.
Mattina presto, ci svegliamo e partiamo per Reggio Emilia. Nervoso e snervato per la perdita.
Ci penso bene, sicuramente me l'hanno rubata, convinti di trovare qualcosa dentro. Ma dentro ci possono trovare solo i miei biglietti da visita, l'unica possibile, improbabile ancora di salvezza.
Cento chilometri per arrivare al primo raduno di alcuni amici.
Dopo settanta, a settant all'ora, uno dei nostri cowboy viene disarcionato dalla sua Vespa. Caduta rovinosa a causa di uno zoccolo rotto. Riferriamo lo stallone e ripartiamo.
Sono settimane di sfiga pura, per noi vespisti. Chi fonde il motore, chi si fotte il paraolio. Uno giu' per terra, a me un furto che lascia l'amaro in bocca.
Ma poi ricomincia il sole. Un ragazzo ha trovato la mia giacca, ci ha guardato dentro, ha visto il mio numero di telefono e ha telefonato.
Sistemate le Vespe con un nuovo pieno, facciamo cinquanta chilometri in collina e tutti insieme si mangia e si sta bene.
Ridere da lacrime agli occhi.
Persone sconosciute che diventano amiche.
Discesa ripida, ritorno sudato.
Manca poco per i saluti, ci premiano come gruppo piu' numeroso e come miglior vespista. Incredibile.
Partiamo che scende il sole, stanchi.
Un cane nella notte cerca casa.
Stanchi, ma con i denti bucati dai troppi moscerini.
Non dobbiamo ridere mentre si va in Vespa.
Ma come si fa?



Mi confonde la sinuosita'.
Non credevo fosse cosi' difficile resistere.
Eppure mi ritrovo disarmato dalle sue curve.
Occhi che mi fissano, sorride silenziosa.
Seni duri e freschi. Grandi.
Ma e' la sinuosita', quella inestricabile sensualita' nelle mani che mi rende schiavo.
La bellezza non c'entra.
Non e' solo alchimia ormonale.
E' quel bacino che si muove, avanti indietro e su e giu'.
Mi ipnotizza.
Come se scopasse il mondo, come se ogni centimetro cubo d'aria fosse a lei sottomesso.
L'amore del corpo.
L'amore completo.
L'amore di mille colori, di un bel pomeriggio di sole.

Amore solido, cosi' mi piace.

Il mondo esplode e noi ci siamo dentro.
Abbracciami un secondo ancora.
Un pezzetto alla volta mi sfascio e mi mischio nel tuo odore.
Brucia il mondo e noi ci siamo dentro.
E' come sollevarsi e arrivare a capire, uno strato alla volta.
Sorridi e mi prendi in giro, disorientato nel non trovarmi.
Ci siamo.
Ora dietro a me nebbia e porte chiuse.
