Il suo sguardo puzza di morto.
Bella come una fotografia ingiallita di un’attrice di cento anni fa, raggiante pure nei contorni sfumati, ma ben lontana da tutti e da qualsiasi cosa non fosse il suo fondotinta che cola sotto il naso. Fa pesare ad ogni passo altrui il proprio mal di testa, la propria noia, alzando lentamente, stancamente gli occhi dal Bibbia scritta in belga.
Tiene gli occhi chiusi mentre una ragazzina con il doppio dei suoi anni la trucca. Sembra di vedere una bambina che gioca con i rossetti di sua madre. La pazienza della modella sembra piu’ menopausa cerebrale prematura. Bell’affare. Bel colpo. Piu’ spugna, piu’ tampone.
“Tu fumi troppo”, dice a un tale bello quanto lei, anche se in modo diametralmente opposto. “Tree paket a day!”, gli esce tra i denti gialli, sputacchiato in inglese, ma si perde nei suoi occhi ed e’ la fine. Il suo sguardo. C’e’ puzza di morto qui.
Si porta dietro i sogni di tutti gli astanti, ogni volta che si alza. Nessuno ci crede, se per caso lei decide, in uno slancio di demagogica umilta’, di rivolgere la parola ad un elettricista. Eppure la puzza di cadavere ha gia’ impestato la stanza da un pezzo.
Uno zombie bellissimo rimane pur sempre uno zombie, vero?
Perfetto, comunque, per un mondo del genere.