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Cose divertenti accadute nella mia vita

apr 17, 2011   //   by gasta   //   Blog, Diario  //  No Comments

Il taxista ci recupera all’hotel in Saint-Germain con due ore abbondanti, prima della partenza del volo per Milano.
Parigi la domenica mattina è un croissant appena sfornato.
Dobbiamo andare in aeroporto, gli diciamo.
Non c’è problema, ci risponde. E decide di farci fare un lunghissimo giro turistico per la paralizzata tangenziale parigina. I numeri sono 17,40, 60. Chilometri, minuti, euro.
Al nostro terminal ci attende un dispiegamento di police, gendarmerie, legionaire, mitragliatori e quant’altro.
Proviamo ad entrare per il check-in, ma ci rimbalzano, precisi.
Pare che ci sia un “unattended baggage”, un bagaglio abbandonato, che richiede l’arrivo degli artificieri e la distruzione controllata dello stesso. Progressivamente i militari ci spostano sempre piu’.
Poi, non chiedetemi quando e come, tutti si muovono e da niente il check-in diventa una piazza d’armi, file ordinate di disordini di trolley e borse a mano, inglesi, francesi, italiani, tedeschi e ignoti di ovunque. Un disastro di ritardo, risolto non troppo per le lunghe.

In aggiunta il tapis-roulant dei bagagli è danneggiato. E i bagagli di tutto il terminal devono essere spostati e smistati a mano.
Cazzo di disastro.
Saliamo sull’aereo che sono quasi tutti seduti. Low cost, età media di 60 anni per gamba tutti quanti. Probabilmente per paura di perdere l’aereo erano li’ dalla sera prima.
Una signora mi squadra e scuote la testa con fare schifato. Vuole farmi pesare qualcosa.
Non mi faccio scappare la palla al balzo e mi siedo accanto a lei. Dopo poco sento i commenti suoi e delle astanti. Sono convinte che l’aereo sia in ritardo di oltre un’ora per causa mia. Mia e di altri cinque o sei passeggeri rimasti incastrati nel presunto attentato.
Non vi dico quando dopo una mezz’ora ne sono saliti altri sei.
Una donna francese, con due bambini meravigliosamente biondi, riceve lo stesso trattamento dalla signora. Le risponde a tono “lei parla francese, signora?” no, secca “meglio per lei”.
All’ennesimo rimbrotto espolodo e le pettino la faccia.

E’ la guerra dei poveri.
Se c’e’ la coda, me la prendo con il vicino.
Se l’aereo e’ in ritardo, me la prendo con chi vola con me.
Se c’e’ traffico in autostrada, sara’ colpa di qualche coglione che ha frenato troppo.
E’ la guerra tra poveri, vi dico.
Che a questa non le viene proprio in mente che un aereo fatto ritardare per ore è un costo non indifferente e di certo non si fermerebbe per aspettare il sottoscritto, a meno di avere dei bei motivi tangibili.
Ma no, non importa.
La logica della guerra tra i poveri e’ quella di prendersela con il piu’ debole.
Che il rimprovero pubblico, il borbottio sull’aereo o sul treno o al mercato, le parole che piano piano montano sempre piu’ forti in bocca agli astanti, tutto cio’ ha l’unica funzione di socializzare con chi si riconosce come proprio simile.

Alla signora poi ho strappato la faccia. A lei e alle sue colleghe.
Il marito della signora pareva un manichino.
Lei cercava il suo aiuto ma niente da fare.
Ti sposi una statua, ricevi amore da una statua.
In ogni caso non ha piu’ fiatato. L’ho sentita solo dire “quanto mai io non sto mai zitta”.
Quanto mai davvero.

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