Dimentico
Probabilmente sono menomato. Forse è un serio problema che prima o poi si tramuterà in qualche patologia conosciuta. O sconosciuta.
Non che la fama della patologia cambi l’effetto della patologia stessa. Anche se una patologia sconosciuta, nel momento in cui diventasse conosciuta, magari porterebbe il mio nome, o no, meglio, porterebbe il nome di chi ha scoperto la mia famosa sconosciuta patologia, relegandomi in tutta questa storia a ruolo di attore non protagonista, o forse sarebbe meglio dire figurante, mentre quello si prende tutti i meriti io sono sull’orlo del decesso a causa di questa futura patologia che al momento risulta ancora sconosciuta.
Prendesse almeno il mio nome sarei un poco sollevato, anche se morto. Questa è una vera mania, quella di voler essere unico anche nella speranza di un’unica patologia riconosciuta.
Qualcosa del tipo che hai fame, apri il frigorifero, è vuoto, hai mezz’ora di tempo, cosa fai?, mah, quasi quasi vado a comprarmi un paio di banane, mi piacciono le banane, c’hanno il potassio, che magari fa bene per la mia patologia che ancora non ha un nome e forse di cui nemmeno ancora soffro, allora scendi, prendi la macchina e tutti i semafori rossi, che sembra lo sciopero della CIGL da tanti rossi che incontri, e giri alla seconda a destra, prendi la rampa per il parcheggio che ti ostini a cercare inutilmente vicino all’ingresso, ripieghi su un posto lontano, infili il tuo euro per liberare il carrello, lo spingi giusto quei tre quattro metri necessari per capire che come al solito ti è capitato quello con la ruota ballerina, entri nel supermercato e istantaneamente ti ammali che l’aria condizionata è un tornado, e non ti capaciti che ancora abbia un impiego quel pazzo che mette la temperatura così bassa, cosa ci dovranno fare, dici, conservare le cassiere?, che le ripongano direttamente nel banco frigo, e prendi due peperoni, un po’ di fagiolini, il pecorino che te lo grattugi sulla pasta, le banane che fanno bene e che c’hanno il potassio e poi vai a pagare e bip, fai la fila, bip, aspetti il tuo turno, bip, ovviamente il bancomat dell signora davanti non funziona, bip, aspetti e un po’ sbuffi, bip, e un po’ guardi le scatole colorate dei Tic Tac, bip, stanno sempre e solo alla cassa i Tic Tac, bip, vicino alle pile, bip, ecco che tocca a me, bip, carta vantaggi?, bip, dice la cassiera, avrà trent’anni ma ne dimostra dieci di meno, bip, è come previsto perfettamente conservata, bip, carta vantaggi, signore?, bip, no non ce l’ho, e allora lì, in quel momento lì, bip, l’arguta addetta ai pagamenti coatti ti guarda e dice
scusi ma non è lei quello di quella patologia così unica, così sconosciuta e così ancora in divenire?
Ecco.
Cosa stavo dicendo dicevo che
mi dimentico di qualsiasi cosa. Pressoché qualsiasi cosa. Non tutto, diciamo. Quasi tutto.
Per esempio proprio non ce la faccio con i nomi delle persone appena incontrate. Piacere, salve, io sono
E anche con i volti delle persone appena incontrate. Scusi chi è che non
Addirittura mi dimentico dei nomi che ho salvato sul cellulare. Pronto, ah, si ciao, certo, mi ricordo, come no
Che a volte mi chiamano e mi parlano di cose anche un po’ intime e io sono lì che per tutta la telefonata mi dico qualcosa tipo ma chi diavolo è questo tizio che sa tutto di me, e guardo lo schermo del cellulare, con la speranza che, sotto al nome del tizio, Marco Quagliavella, compaia magicamente un sottotitolo, un suggerimento, un bignami, un pizzino, un indovinello, una sciarada, magari con la soluzione a pag. 46, raffaella un aiutino?, che dica “l’hai conosciuto nel 1996, durante la gita di quinta superiore, era nella sezione C, compagno di classe di, ti sta chiamando perché l’hai incontrato tre giorni fa e ti chiederà di dargli dei soldi”.
Solo che non mi ricordo.
E proprio a causa della mia scarsa memoria sono cortese perché sto tentando di ricordare chi sia Marco Quagliavella che da quattro minuti mi parla fitto, mentre dissimulo con affettata ironia la mia totale ignoranza in merito, quando, se solo ricordassi chi è Marco Quagliavella, dovrei semplicemente dire che sono povero, che non c’ho una lira, che non sai ch’è m’è successo, son venuti di mattina presto e m’hanno pignorato anche la dignità. Altro che caritatevole pietà.
E mi dimentico dell’appuntamento dal dentista fissato due mesi prima.
E di dare l’acqua alle piante.
E di rimpiazzarle con
Del nome delle vie.
Mi dimentico di cosa stavo parlando. Di cosa stavo parl
Dei titoli delle canzoni
Dei film che ho visto due settimane fa
Del perché non mangio l’anguria
Ma mi ricordo comunque di non mangiarla
Quindi forse non vale.
Perdo per strada brandelli di memoria, giorno per giorno, probabilmente dettagli eludibili, ma se solo ricordassi eviterei quantomeno gli imbarazzi del “scusa mi puoi dirmi di nuovo chi sei?”.
Questo è un chiaro sintomo di una patologia. Ne sono certo.
Dimentico tutto.
Ma ricordo esattamente l’ultimo sguardo all’angolo tra via Ramone e Piazza Rinascimento.
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qualcuno una volta mi disse “abbiamo bisogno di dettagli protagonisti!”
bip, se mi piace!
Condivido il problema di ricordarsi le ghigne della gente conosciuta per una sera. Problema tipico: il musicista secondario (o semplicemente più introverso) di un gruppo musicale. Parli tutta sera col cantante e ci diventi amico, ma fai a fatica a ricordare la faccia del bassista. Dopo, però, il bassista si ricorda la mia, e scattano le figuracce.
Invece su tutto il resto (nomi, date, indirizzi ecc.) vado fortissimo.