Il mio creatore

 23 October 2005 |
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Eppure non fa male.
Il sangue di notte non e’ rosso. E’ nero.
E sa rimanere gommoso sui sedili in alcantara grigio antracite in tinta con la kaffiyeh che mi ha prestato Reeebs stasera.
E’ meglio se pigio sull’accelleratore, trovare velocemente un parcheggio sotto casa, infilare la chiave nella toppa e premere con dell’acqua ossigenata sul buco che mi sento sulla guancia, riavvicinandone le estremita’ penzolanti.


Quando ho letto Fight Club non credevo potesse mai capitarmi di avere in regalo un ano ulteriore sulla faccia, tra la bocca e l’orecchia. Un foro che posso titillare con la lingua, tra molari e i premolari.
Il dolce ferroso del sangue. Il morbido delle gengive. Il ruvido della barba.
Tutto in un secondo, stasera si e’ mossa. Lenta nella noia, con un colpo di coda, accade fulminea nelle mani di un tale, su cui il mio sguardo da sempre e’ si sofferma con una sorta di ammirazione.
E’ sempre stato una statua, per me. Lui, sicuro, deciso, con una donna al fianco che non potro’ mai avere. Lui, rispettato e stimato, soprattutto conosciuto, bacia e abbraccia lei, inarrivabile perferzione mentale, irraggiungibile non solo come eventualita’, ma come modello. Tutto cio’ che potrebbe (dovrebbe) essere una rockstar, viva e vegeta, in questo buco di culo di citta’ che partorisce solo esseri con stivali a punta. Lei, con i Nirvana nella testa e i Pearl Jam nel cuore. Lei, le sue gambe e il suo seno tra le mani di un suo alter ego, la sua copia esatta. Talmente preciso da essere indecente.
Sto vicino a lei tutta sera. Aspetto un suo cenno per essere felice. Elargisce sorrisi, ma traspare il nome del suo lui, in tutto cio’ che muove. Non importa.
Con una cannuccia mozzata le disegno sulla sua pelle troppo delicata una tabella di dama e ci gioco, mentre lei tenta di allontanarmi, senza essere scortese. Approfitto della compassione. In ogni caso devo guardarla sempre da dieci centimentri in meno.
Quando arriva lui, gli occhi si gelano. Sara’ egocentrismo, ma immagino che tutta questa sia per me. Quanto sono stupido. Quanta ingenuita’. Vent’anni, forse, e’ meglio se stavo a casa stasera.
Me lo spiega mentre mi pigia la faccia sui sanpietrini di via Sicardo. Assaggio il profumo della terra battuta, mentre conto i granelli di merda che iniziano a forarmi le guance.
“Il dito non lo punti a me. Il dito se vuoi te lo metti nel culo.”
Uno.
Due.
“A me di te non me ne frega veramente un cazzo. Sei solo un bamboccio che sta facendo un sogno troppo bello per la mediocrita’ in cui rimarra’ per sempre.”
Tre.
“Visto che nessuno ti insegna come stare al mondo, forse hai bisogno di un promemoria, come diceva la pubblicita’, eh?”
E pigia, con la sua adidas sporca di schifo. Pigia sulla tempia verso il ciottolato. E poi trascina, mentre il silenzio cala tra i fumatori che attendono la fine della cicca.
Il sangue non e’ rosso, di notte. E’ nero. Lo sapevate?
Pero’ un po’ sono felice del buco che mi ritrovo. Una cicatrice sulla guancia e’ sicuramente molto grunge. Chissa’ che domani, con il filo chirurgico che mi passa da parte a parte, mi guardi di piu’ di oggi. Chissa’ dove ha dormito stanotte? Chissa’ con chi?
L’alcantara mi scalda le chiappe, umide dalla saliva che cola dalla nuova bocca laterale che mi ha regalato il mio creatore.

One comment on “Il mio creatore”
  1. Gio Vox | | Reply

    Stupefacente! Tra tutti quelli che ho letto uno dei migliori post in assoluto!
    Che botta di immagini!

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