Tutti al mare

 21 June 2006 |
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Caldo e noia, caldo e noia. E poi aria condizionata a duemila all’ora. Gelo e umido e puzzo di freon. Ma adesso e’ off.
Sul treno il tizio col tvfonino, ultima mostruosita’ tecnologica, suona come una radio a transistor che usava mio papa’ quando da piccolo mi portava in giro.
Caro Babbo Natale, per l’anno prossimo non mi interessa piu’ la pace nel mondo. Se non ti e’ troppo disturbo, vorrei un po’ di buon senso in quei minchioni che salgono sul mio vagone.
E il telefono che suona nella sauna delle dieci di mattina e tu sei l’unico con queste scarpe cosi’ dolorosamente calde. E la gentilezza dei call center mi disarma. Forse quelle voci cosi’ perfette sono di donne che quando tornano a casa ammazzano il proprio marito. Per caldo. Per noia.
E’ finito il tempo delle mele. E’ tempo di meloni. Ma non intendo i seni primaverili, no. Intendo le botte in testa, bernoccoli, broccoli e zucchini incastrati per la gola da mandare giu’, giu’, giu’. Il buco nell’ozono, l’effetto serra. Ma che stronzate.
Qui c’e’ caldo perche’ non sono al mare.
Perche’ se fossi al mare mi farei il bagno.
Quindi il problema non e’ il caldo o la noia.
Il problema e’ che dobbiamo lavorare anche quando fuori c’e’ questo caldo, invece di stare al fresco sotto un pergolato a sorseggiare vino.
Bisogna ricordarsi un attimo le priorita’, mi dicono.
La mia priorita’ e’ avere i piedi freschi, perche’ se no ammazzo qualcuno.
E poi devo fare la cacca, se no mi caco addosso.
Superato lo scoglio fisico, poi bisogna pensare allo scoglionamento mentale.
Caldo e noia.
Ma non si potrebbe stare tutti al mare o in montagna?
L’effetto serra e’ ipocrisia pura. Siamo noi che stiamo in buchi del cazzo pieni di cemento armato.

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