La sindrome di Jonathan Coe

Jonathan Coe è uno scrittore inglese contemporaneo. Molti lo amano.
Una mia grande amica lo ama. E io, che da sempre le voglio un bene dell’anima, mi sono fidato delle sue parole.
Diceva, “La casa del sonno” è un libro meraviglioso. E che non si può vivere senza aver letto “La famiglia Winshaw”. Addirittura, sì.
Li comprai entrambi, un giorno alla Feltrinelli.
Alla Feltrinelli non compro spesso. Mi sa di supermercato. E c’è sempre troppa fila alle casse. E poi ci sono i libri di Fabio Volo in bella vista e, come sapete, certe cose fatico a tollerarle. Li compro alla Feltrinelli, dicevo, e non è un dettaglio da poco.
Raccattare un paio di libri, fare la coda per quindici minuti, fornire la tessera Feltrinelli, farsi caricare i punti, pagare, senza poter scambiare una parola sulle pagine che si stanno comprando, no, non mi piace.
Mi piace andare da Timpetil, che sarà anche una libreria per bambini, ma è l’unica che ha tutti i libri di Erri De Luca e due persone che sanno consigliare.
Ma io dovevo comprare La casa del sonno e La famiglia Winshaw e così li compro lì.

“La casa del sonno” fu il primo.
Storia appassionante, con una teoria di fondo ben più che interessante: dice, un terzo della nostra vita è sprecato nel sonno, se potessimo guarire da questa malattia che ci ruba un terzo della nostra vita, riusciremmo a fare molte più cose.
Che sostanzialmente è quello che mi sta succedendo con la mia beneamata insonnia.
Scritto benissimo, ritmo incalzante, colpi di scena. Dico: cristosanto, è proprio vero, è un libro della madonna.
Lo divoro in una notte e non vedo l’ora di sapere come si risolve la questione.
Arriviamo al finale. E il finale è una merda.
Ma una merda di dimensioni e olezzo incommensurabile. Mai in vita mia avevo letto un finale così di merda.
Giuro, non mi vengono altre parole.
Una puttanata totale, brutto ma brutto che ha rovinato tutto il resto.
Chiudo il libro schifato, penso: che minchia di consiglio di merda. Però in effetti per 200 pagine è stato un bel libro.
Ma sticazzi. In totale, è una puttanata.

Qualche giorno dopo passo a “La famiglia Winshaw”.
Accidenti, penso, questo si che è un capolavoro.
Personaggi costruiti in modo magistrale, giochi lessicali e intrecci narrativi pazzeschi. Bello, bello, leggiamolo! Procedo spedito, mi dico questo Coe magari ha toppato un libro, ma questo no, non può: i personaggi che confeziona sono perfetti e tredimensionali in modo assoluto. Non può.
E poi a venti pagine dalla fine c’è una cesura.
E ci scrive “Seconda parte”.
Cioè, scusami, Jonathan.
Il libro è di 300 pagine. Per 280 pagine mi fai una roba, ne mancano 20 e mi scrivi “Seconda parte”? Che cazzo stai facendo?
E sè. Lo potete immaginare.
Coe riesce a tirare fuori una minchiata priva di senso.
Una citazione enorme di “Sette piccoli indiani”, cena con delitto dei personaggi che minuziosamente ha costruito per tutto il libro. Ma orrendo, effetto domino, ogni parola è un dramma.
E la storia si fotte.

Questo è Jonathan Coe, per come lo conosco.
Due libri ho letto. No, non ne leggerò altri, anche se qualcuno me lo consiglia vivamente.
Che mi fa perdere del gran tempo.
E se è vero che è piacevole, ripeto, è quando tiri una riga, quando chiudi l’ultima pagina che ti rendi conto se la storia è stata bella o no, se il libro valeva la pena di leggerlo o no. Jonathan Coe è un pezzo di merda.
Perché ami come scrive. Ami il libro che hai per le mani.
E sei convinto che è il libro migliore che hai mai iniziato. Nessuno può dire il contrario. È lì, è perfetto. E dici ma come cazzo ho fatto fino ad ora? Che se qualcuno te lo ruba, il cazzo di libro di Coe, tu muori.
Perché è il libro migliore che tu abbia mai letto. E morirai ogni giorno per quella mancanza, perché le pagine che non puoi leggere ti mancano e pensi che se l’incipit era scritto così bene, chissà il resto.
E invece Jonathan Coe scrive bene, ma solo l’inizio. Poi manda tutto a puttane con delle stronzate. È che non te l’aspetti. E allora come si fa?
Bisogna finirli certi cazzo di libri, arrivare all’ultima pagina, per chiudere e dire: ok, r una merda.
Perché se chiudi alla terza pagina è sicuramente il miglior libro della tua vita.

Odio Jonathan Coe.
È una truffa.
È come l’arcobaleno, ma piu’ stronzo.
Che almeno l’arcobaleno è bello, ma non lo tocchi, non ci arrivi mai, che se ci stai in mezzo neanche lo vedi. Jonathan Coe arriva, si fa consigliare da qualche amica a cui vuoi bene, si fa comprare alla Feltrinelli, ti mette i punti sulla tua tesserina, si fa leggere di notte e poi, la realta’, è che non è capace di scrivere una cazzo di storia.
Roba che se lo incontro per strada glieli rido’ i suoi cazzo di libri.
Se invece incontro Fabio Volo non lo so cosa faccio.

1 Comment

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L.reply
27 April 2011 at 20:05

OHhh!
Menomale!
La verità su J.Coe!!
La penso così anche io, su consiglio infatti ho letto solo quei 2 libri, ne ho un terzo sempre suo che mi hanno regalato..ma pare sia il suo peggiore.
E considerando come son finiti questi due…nonl lo leggerò mai.
E’ vero che ti cattura fino ad un certo punto e poi si vede per fretta di chiudere, rovina tutto.
Bella merda.

Comunque, sappi che il tuo blog è appena entrato nei miei preferiti.
Andava detto.
Ciao! :)

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