La teoria della seconda corsia

La sindrome da seconda corsia (detta anche “del presenzialismo secondo”) e’ una condizione estremamente diffusa in Italia e colpisce, ahinoi, una percentuale di cittadini tutt’altro che esigua.
Ma scendiamo nello specifico: cos’e’, quali sono i soggetti colpiti?
Lo faremo con delle osservazioni empiriche.
Che si sa, la scienza e’ fatta di esperimenti sul campo.
Il sottoscritto sara’ la cavia.
Ogni cristosanto di giorno in cui inchiodo il mio culo sull’auto per fare i miei benedetti 130km per andare a lavorare (piu’ altri 130 a tornare) viaggio per 40 km sulla A21.
La Torino-Brescia, come sapete, e’ a due corsie, ha un carattere docile e pacioso, caratterizzata da un generale fondo sconnesso, e dal gentile olezzo di merda che l’avvolge per tutta la sua percorrenza. I camion, nella stagione delle piogge, stanno sulla prima corsia. Maestosi e serpeggianti, periodicamente si superano vicendevolmente, spaccando di molto il cazzo a chi guida a 130km/h. Ma e’ giusto che lo facciano, i camion: e’ nella loro natura di titani dalle mille ruote, che se anche ci mettono un quarto d’ora per superarsi in tutta la lunghezza certamente qualcosa alla fine della giornata ne avranno guadagnato.
Tipo tre minuti, una cosa cosi’. Che tre minuti oggi e tre minuti domani, si finisce a far sclerare un po’ tutti comunque. Che se non e’ un bel vantaggio questo, non lo so, ditemelo voi cos’e’! E quindi questi 40km di A21 durano una vita, che poi bisogna stare buoni buoni dietro a sti camion a 80 all’ora, e poco ci si puo’ fare. Se non magari divertirsi a guardare le espressioni bestemmianti degli automobilisti che ti arrivano a 20 centimetri dallo schianto, sfanalando, sperando che magicamente la tua auto possa diventare un’auto a castello. Ma dopo la A21, come un’Eldorado, ecco che arriva la magnificente A1, tre corsie di splendore architettonico-automobilistico. Eppure, dopo lunghe sessioni di sperimentazioni, i problemi di giramento di cazzo permangono.
Perche’ si, i camion stanno sulla prima corsia, occasionalmente stanno sulla seconda, e ok. Questo non ci importa. Il punto e’ che la corsia piu’ trafficata delle tre rimarra’ sempre e comunque la seconda.
Non importa se la prima e’ il deserto dei tartari (e nel dirlo non intendo pieno di dune sopraelevate e cammelli a vapore). La seconda corsia sara’ comunque un crogiuolo di incolonnamenti faticosi e auto che si stanno al culo e non si sa bene dove vogliano andare. L’importante e’ non stare sulla prima corsia. Non si conosce il contenuto della testa dei conducenti. Sono forse convinti che la prima corsia sia dedicata esclusivamente alle autoambulanze, come una aggiuntiva corsia d’emergenza, visto che quest’ultima e’ ormai la “preferenziale per le auto blu”? O forse una strettissima ma lunghissima pista d’atterraggio per i numerosi jet che sfrecciano sulla terza corsia? O piu’ semplicemente credono che la prima corsia sia ad esclusivo uso dei camion? Non so / non rispondo.
L’altra sera mi sono messo in culo ad una Hummer. Giuro.
E ci sono rimasto. Lo scenario era il seguente: prima corsia vuota, in terza correvano a 180 all’ora come niente.
Questo coglione era fisso a 90 all’ora, quel cazzo di carroarmato. Dimmi perche’ cazzo dovrei mettermi in terza corsia. Per superarti e rischiare di venire travolto da un aviogetto a ruote? Tutto perche’ tu non vuoi e non puoi spostarti a destra? Sei ricco, hai comprato un mezzo lunare per andare in pianura padana, testa di riconglionito, adesso lascia passare la mia utilitaria da 150milakm e 10 anni di vita! E’ colpa mia se ha comprato un carroarmato con un Cx di un mammuth a pedali? No. Non lo e’. Non voglio che si pensi a questo come uno strale contro i ricchi o i suv.
Che in realta’ la sindrome da presenzialismo della seconda corsia, ho notato, colpisce qualsiasi credo politico, religione ed estrazione sociale. In seconda corsia, fissi, ci potete trovare uno spaccato sociologico variegato. Donne ingioiellate su Porsche Cayenne, veline con occhiali parabolici incastonate su delle Smart, nonni sulla Duna, centinaia di indiani pressati in una monovolume, impiegati al cellulare, cellulari agli impiegati, studenti, studentesse, papa’ paparini e paparazzi.
Da li’ non si schiodano. C’e’ poco da fare. E allora capisco.
La seconda corsia e’ una samba, un modo per stare vicini, raccolti, per essere sintetici. Uno dietro l’altro, come un trenino brasiliano, si canta la solita solfa ogni giorno, avanti e indietro. Schiaccia il pedale, sfanala, e via. La colonna da’ sicurezza. Tutti uguali, borghesi, senza mai scendere al rango di prima corsia.
Medi, mediocri o, comunque, (eccoci) normali.

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