Magnum

Com’e’ noto, l’Associazione in collaborazione con esponenti della magistratura, dell’avvocatura e del notariato, ha avviato una serie di incontri sul territorio finalizzati, oltreche’ all’organizzazione dei Convegni sul tema delle procedure esecutive immobiliari (tenuti a Palermo, Roma e Bari, rispettivamente il 5, il 14 ed il 21 giugno u.s.), alla costituzione di Osservatori permanenti…
Il telefonino inizia a vibrare nervosamente nella tasca sinistra dei pantaloni di lino, proprio nel bel mezzo della riunione conclusiva del progetto AmPer, dopo mesi di lavoro estenuante. Il motivo di quel telefonino, sempre acceso da anni, si potrebbe identificare in un’area compresa tra il patetico e il patologico: lei non ha mai voluto il suo nuovo numero di cellulare, dice che non le sarebbe mai servito, di sicuro, che tanto non l’avrebbe chiamato mai, ma Gianni, nevroticamente ottimista solo quando l’ottimismo puo’ fargli ancora piu’ male, spera che un giorno il vecchio scatolotto squilli, e sia lei dall’altra parte delle onde elettromagnetiche, e si esca poi insieme a bere un caffe’, e ci si abbracci, e poi si torni alla loro casa, e violini, arpe, the end in corsivo e titoli di coda per il piu’ bel film della sua vita.
Peccato. Perche’ proprio sul crescendo di tamburi e fiati e viole e contralti, il capoarea supremo lo richiama e gli chiede se va tutto bene, se vuole un bicchiere d’acqua o se vuole uscire un secondo. Non sa piu’ se il cellulare sta vibrando nella tasca o sono le sue gambe a fare tutto il lavoro. Chiede a Nino di proseguire, va un attimo in bagno.
Se mai dovesse verificarsi la revoca o l’impugnazione del decreto di aggiudicazione, si tornerebbe ad una situazione analoga a quella della mancata aggiudicazione…


Gianni freme, gia’ perde sali minerali dalle tempie, estrae il vecchio citofono portatile e risponde. Click.
Troppo tardi.
Disperato, mani in faccia, dolore lancinante al petto, tipico di quando si spera con tutta l’anima che si verifichi qualcosa, e poi, a causa di un evento spesso una frazione di secondo, tutto va a ramengo.
Telefonata persa, riunione fottuta. Ottimo, Gianni, che cazzo stai combinando della tua vita? Ok, se n’e’ andata, ok, ti ha lasciato con Paolo, ma questo non e’ un problema. Di cos’hai paura? Sei certo che non sia tutta una questione di possesso?
Apre la porta del bagno spingendola con il palmo pieno, manco fosse Fonzie, poi occhi socchiusi e, mano sul muro, piscia nel solito vespasiano. La tasca ricomincia a vibrare proprio mentre con l’altra mano pratica il meticoloso rito della “scrollata” (l’aveva fatta ridere, la prima volta che l’ha incontrata, proprio spiegandole la sua teoria del tre + uno). Panico e bagarre, si incasina un attimo e finisce per sistemarsi frettolosamente il suo coso nelle mutande, con conseguente ed immediato rilascio di urina che macchia anche i pantaloni. Bestemmia mentale.
Numero non disponibile. Cuore a mille. Un urto di vomito, ma deve rispondere e riuscire a gestire la paura della speranza.
Pa’?
Gesu’… Gianni non sa’ se essere triste o felice, si calma istantaneamente. Poi tutto ricomincia.
Paolo dice che ha chiamato a casa di ma’, che era tre giorni che non la sentiva, e ha risposto Anna, che e’ preoccupata, e cosi’ via. Chiede se l’ha vista lui (magari, pensa).
Dunque, mamma e’ scomparsa da tre giorni?
Si, speravo l’avessi vista tu, magari…
Eh, no, Paolo, da me non s’e’ fatta vedere, lo sai anche te com’e’…
Si, si, pa’, scusa, dai, non volevo preoccuparti. Pero’ se la vedi in giro, fammi sapere…
Si, dai, vado che ho fatto un casino…
Appoggia il cellulare nel vespasiano mentre va a prendere un po’ di cartigenica. Ci vorrebbe un ettolitro di profumo, pero’. Perche’ da quando e’ da solo, quando non sa che cosa mangiare, si cucina asparagi al burro e uova. Risultato: la padella di piscio sulle braghe che fino a cinque minuti prima rappresentavano la perfezione di taglio e di lavaggio, ora puzzano di schifo raffermo. E non sa come fare a tornare in riunione, perche’ comunque e’ una bella padella.
Idea. Mette un piede sul marmo nero del lavabo, uno su un vespasiano, e spingendo in su col bacino, rimanendo aggrappato ad uno spigolo di pochi centimetri creato dalla canalina dei fili elettrici, pigia il bottone del Magnum e inizia a phonarsi la patta. Il tutto condito da tre quadretti di cartigenica appiccicati al tacco sinistro. Il tutto sotto agli occhi impietriti del capoarea supremo che, finita la riunione, si era preoccupato di Gianni e chiedeva se aveva bisogno d’aiuto. Il tutto con la testa di Gianni che non fa nient’altro che pensare alla sua ex-moglie che per tre giorni chissa’ che porcate ha fatto, visto che l’ultima volta era stata cosi’ gentile da farsi vedere in mezzo a tutti a fare la troia, quella puttana di merda, che se ti becco, ti giuro che… guarda, non lo so neanche, perche’ ti odio, finalmente, ce l’hai fatta a farti odiare, cosi’ la piantiamo con ‘ste cazzate… Il tutto sovrappensiero ma ad alta voce, con le corde vocali che irritate dal puzzo di asparago pisciato, l’aria calda del phon da muro, la rabbia e il pubblico dietro di lui che comincia a mugugnare, esattamente nell’attimo in cui il tempo a disposizione per asciugarsi termina rovinosamente.
Rimane appeso per qualche secondo, a fissare la scena, immaginandosi dall’esterno, messo come potrebbe mettersi una scimmia che tenta di scoparsi un phon da muro. Con della carta igenica attaccata alla scarpa e il cellulare nel cesso.
Ehm…
Si sbilancia, per scendere, togliendo il piede dal marmo nero, tutto sulla canalina di plastica che scricchiola e si apre quel tanto che basta per fargli scivolare la scarpa di cuoio nel vespasiano munito di cellulare. Perde quindi del tutto l’equilibrio e finisce schiena a terra con un piede per aria e uno nell’urina al vegetale verde. La cartigenica gli penzola a qualche centimetro dal naso.
Si, salve, ho… avuto qualche problema, ecco.
Il capoarea non riesce a commentare la scena, ruota verso l’uscita testa-spalle-bacino-gambe come un automa ed esce con la stessa espressione con cui e’ entrato.
E… il contratto?
Nino accorre per aiutarlo a tirarsi insieme. Si, si, er contratto e’ apposto, gli dice, ma che Cristo Santo stai affa’? Mo e’ ora de piantalla de fa’ ‘ste cose da pischello! Ho capito che tu’ mojie t’ha mollato ma so’ mesi oramai, e mo’ basta, eccheccazzo!
Eh, Nino, ma… Paolo dice…
Paolo dice ‘na sega! Gianni, me fai veni’ voja de datte na mano de calci ner culo!
E lo tira su prendendolo per le ascelle, gli tira due schiaffetti pe’ fatte rinsavi’ e poi lo spedisce a casa, che tanto il lavoro e’ finito e non c’e’ nient’altro da fare.
E con la cartigenica che lo segue imperterrita, i pantaloni bagnati, la scarpa puzzolente, il cellulare muto, la camicia stropicciata e sporca d’urina, si avvia verso casa.
Ripensa al sogno che ha fatto qualche giorno fa, di lucciole grosse come calabroni che illuminavano un campo pieno di fiori profumati. Ci poteva parlare con quelle lucciole. Gli volavano attorno in modo armonico, ed erano talmente luminose che era costretto a socchiudere gli occhi.
Gli manca sua moglie.
Ma lei non vorrebbe mai indietro uno straccio, quale e’ diventato.
Ha bisogno di una svolta.
Ma gli servirebbe una mappa, pensa, perche’ proprio non sa da che parte cominciare.

1 Comment

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killinglivefastreply
12 August 2004 at 08:41

paura di soffrire… ne vale la pena?!

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