Quotidianita’

Avrete visto che al posto del canonico titolo, c’e’ il flyer di Quotidianita’. Che cosa si cela dietro a questo nome altisonante? Beh, intanto tanta fatica, tante ore spese a ragionarci su, a lavorarci su. Prego, quindi, a chiunque di venire venerdi’. Ve lo chiedo con un briciolo (forse qualcosa di piu’) di paura. E’ il primo confronto diretto su un progetto cosi’ nuovo, e se ci penso bene e’ la prima volta che espongo in maniera completa e totale le mie idee, la mia personalita’: niente nickname dietro cui nascondersi, e un carico di visioni all’interno del video che mi appartengono.
Va in scena il banale, va in scena parte del mio mondo.
Venerdi’ 18 sul palco c’e’ la mia vita, le mie paure.
Un sentito grazie in anticipo a Simone Maffioletti per alcune riprese (alcune sue fobie), Fabrizio Quaglia per due tavole eccezionali che apriranno il video e JGianfree, che coordinera’ alcuni attori sul palco…


La produzione cinematografica, fumettistica, ma comunque la letteratura nel suo insieme ha da sempre osservato le contraddizioni della nostra societa’. L’alienazione del lavoro che progressivamente annulla l’identita’ delle persone, rendendole automi ha stimolato la fantasia di artisti di tutto il mondo, dall’inizio del ‘900, da Fritz Lang, con Metropolis a Tiziano Scalvi, autore di Dylan Dog, passando per scrittori insuperati come Kundera o contemporanei come Chuck Palanhiuk, padre di Fight Club.
Tra loro in comune, ma anche rispetto a tantissimi altri, hanno la stessa paura per l’ordine e il grigiore della razionalita’ metropolitana, il terrore per il progressivo raffreddarsi e scomparire di fronte ad emozioni piu’ “infantili”, come quella meraviglia che ci ha insegnato a ritrovare il Piccolo Principe di Saint-Exupery.
Riuscire a raccontare la storia di un uomo qualunque, significa raccontare la storia di tutti quanti. Non e’ necessario un soggetto fisico: riuscire a rappresentare i suoi pensieri e’ sufficiente per rivivere la sua vita, dai suoi occhi comuni. L’uomo qualunque, il signor Nessuno, il Mario Rossi dei fac-simile delle infinite carte di credito, il John Smith dei moduli precompilati ha la stessa espressione dei disegni stilizzati sui cartelli stradali e sulle enciclopedie.
La mediocrita’ e’ la misura in cui vengono misurate le immagini cittadine. Il grigiore e la frenesia in contrasto con piccoli miracoli che avvengono ogni minuto in un mondo che non riusciamo a vedere perche’ viviamo troppo in alto. Frenesia e ordine che troppo spesso risultano fini a loro stesse, burocrazie sottili dalle quali sopravvivere giorno per giorno.
Quotidianita’ vuole essere una visione semplice del giustapporsi naturale di eventi e situazioni piu’ o meno frustranti e alienanti giorno dopo giorno. La sfida e’ di riuscire a mettere in scena il “normale” e farlo apparire interessante alla peggio, meraviglioso e capace di emozionare e commuovere alla meglio.
Per giustificare i 32 minuti di video, si tenta, appunto, di raccontare la storia di un qualsiasi Mario Rossi, che riesce a risvegliare il proprio senso critico nell’istante in cui decide di non aprire mai piu’ gli occhi, di scomparire, svanire come un perfetto uomo invisibile. E nell’immediato flashback, ripercorriamo la sua vita, i suoi drammi famigliari, l’azzeramento emotivo.
La colonna sonora e’ parte integrante e necessaria al video, con una selezione di 8 pezzi di impronta trip-hop, dai Massive Attack ai Portishead, senza dimenticare canzoni vecchie di trent’anni, ma ancora in grado di avere una forte carica emotiva. Le immagini non avranno audio: la loro voce saranno proprio le canzoni scelte e mixate sul video.
Sul palco alcuni attori improvviseranno senza sosta la frustrazione e la noia, regredendo a stadi autistici di ripetitivita’: un piccolo tributo a Kubrick vedra’ un ragazzo lanciare una palla da tennis contro il muro per riprenderla in mano al volo, un altro si dondolera’ su una sedia, uno rincorrera’ giocattoli a molla. Ma ognuno di loro non interagira’ mai con nessun altro, ne’ con il pubblico, nella metafora della solitudine tra la moltitudine alla quale ci siamo relegati lentamente.

3 Comments

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gundamreply
16 April 2003 at 12:26

In bocca al lupo per venerdi’, se riesco vengo a fare un salto.

siusireply
17 April 2003 at 16:41

IN BOCCA AL LUPO,bestiaccia…unPo’ mi spiace non esserci,ma ci saranno gia’ un SACCO DI PERSONE!!aPRESTO

annareply
21 April 2003 at 23:14

cazzo.peccato essere dall’altra parte dell’oceano.giuro che sarei venuta se fossi stata a bologna.spero ci saranno altre occasioni.stai tranquillo e comunque vada sara’ un successo.baci dagli states.anna.

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