Pearl

Il fulmineo incrocio di sguardi di occhi ghiacciati. I piedi callosi che disegnano strani simboli sulla terra punteggiata di costellazioni di noccioli di olive. Barba bianca. Mani che tremano. E in un lampo, senza motivo, una serie di ricordi imprevisti.


Dieci anni fa esatti le cose funzionavano in maniera piuttosto differente. Pa’ e ma’, nel loro idillio amoroso decidono di portare il proprio bambino, allora quindicenne, a Saint Martin, Caraibi.
Sul 747 Gianni si tira vicino a se’ Paolo e, sentendosi un vero papa’ in stile film hollywoodiano, con la voce ferma e decisa, decide di iniziare un discorso che “doveva essere fatto”: dice che le donne sono molto belle e attraenti e tutto quanto ma bisogna stare attenti alle malattie, quindi e’ il caso di comprare delle protezioni (un caschetto, polsiera, cavigliera?) per evitare di contrarre malattie inattese, perche’ e’ molto semplice, soprattuto in posti del genere, dove ci sono molti turisti e molte donne, e anche se sono attraenti bisogna stare attenti, perche’ lui lo sa che sono attraenti, le donne, ma bisogna stare attenti… E tra la retina e la pupilla si intravede l’ormone di Gianni che sbatte la testa, proprio mentre parla al suo bambino, che in testa non ha altro che l’Amiga e una certa Chiara (che tra parentesi non ne voleva sapere minimamente di lui), che aveva lasciato nel buco di culo della sua citta’.
Paolo, imberbe e sereno, fa tesoro dell’inaspettata saggezza paterna, e getta il tesoro in mare, si fa una mappa mentale, ma poi se ne dimentica completamente rincorrendo pesci e a mangiando banane corte e succose. In effetti anche volendo, di tutte le migliaia di “donne attraenti da stare attenti” non se ne vedeva minimamente l’ombra. E fieri alla linea dell’abitudine, le percentuali di casualita’ di incontrare una donna bellissima e disponibile crollano drammaticamente. Ogni giorno spiaggia fino alle quattro. Ogni sera un barettino inutile nel centro della citta’, dove si bevono cocktail leggeri, fatti apposta per i turisti pieni di soldi.
L’ultima sera pero’ pare che nel suddetto baretto ci sia una sorta di contest di breakdance. Gianni e ma’ se ne vanno al vicino casino’ a buttare via un po’ di dollari, Paolo rimane a guardare quei pazzi che fanno cose mai viste col proprio corpo. Vicino a lui una ragazzina della sua eta’ armeggia col nodo abitino bianco, una cosa striminzita e un po’ trasparente, allacciato a malapena, con voli pindarici, sull’ombelico, lasciando la schiena nuda, incorniciata in una serie di pieghe e frou frou. E slaccia e riallaccia in continuazione, rischiando ogni momento di rimanere con le tette all’aria.
Paolo, e’ impietrito. Fa una buona ora immobile. Bisogno impellente di sboccare. Poi si prende in mano i coglioni (quei pochi che ha) e l’avvicina, sfruttando quell’inglese imparato a scuola in quei pochi anni di liceo. E ce la fa. Sissiggnore, ce la fa. L’aggancia con la classica scusa dell’ora, e si vergogna una marea, ma non importa. Riesce a parlare per un’ora con quell’angelo biondo con gli occhi azzurri, una dea in minatura… e anche un po’ puttana: l’ideale dell’uomo, ne’ piu’ ne meno (donna attraente, ma da stare attento). E mentre lei continua con il suo show del simpatico nodo che la costringe in evoluzioni pelviche e strizzacapezzoli, Paolo fa in tempo ad innamorarsi di lei e ad avere il cuore spezzato quando lei gli spiega che si fa chiavare da quel breaker di colore che ha vinto il contest, che si chiama Cannon, che vede ogni anno in quel posto, perche’ lei e’ tedesca ma ha la casa ai Caraibi, che lei l’ha lasciato per un altro, ma che lui e’ troppo bravo a chiavare.un ricordo sbiadito? Il tutto mentre ma’ e pa’ escono dal casino’, vedono Paolo accanto ad un essere femminile e gli scattano una fotografia.
Il contest finisce mentre il flash acceca Paolo. Lei si alza, see you never more, addio e lo saluta. Lui rimane imbambolato e stramaledice i breaker, le tedesce, i nodi e sua madre, che non c’entrava un cazzo, ma ci vuole sempre un capro espiatorio…
Tempo due giorni ed e’ nella sua citta’.
Continua a pensare a quant’era bella Pearl, consapevole che non la vedra’ mai piu’. I suoi soci lo trascinano ad una festa in piscina, dicono che suonano dal vivo, dicono che poi mettono un po’ di progressive, che si balla, che ci sono delle tipe, magari anche Chiara.
Ma ormai tutto e’ nitido nella testa di Paolo. Perche’ ha visto con che occhi Cannon guardava Pearl, e non erano gli occhi di uno che la ama, ma di uno che se la vuole scopare. Sicuramente dentro al cuore di colore c’era amore, e tanto, per una bellezza del genere, ma non traspariva, se non in minima parte. Quello fa interessare una donna ad un uomo. E forse e’ una cazzata, ma avrebbe smesso di dire cose dolci a Chiara, di chiamarla per sentire la sua voce e altre stronzate del genere.
Paolo va alla festa e decide di fregarsene di ogni ragazza, Chiara compresa, che fa la preziosa, all’inizio, ma poi cede e lo avvicina, senza gran risultati (qualche giorno dopo l’avrebbe chiamato). E proprio parlando con lei, Paolo intravede dietro a delle piante, vicino a gente che odia, una ragazza bionda, dagli occhi azzurri, la frangia e la pelle pallida, che sembra la sorella di quella tedesca che aveva perso per sempre. Avrebbe voluto avvicinarla ma tutti gli energumeni accanto a lei non avrebbero tollerato la presenza di uno sbarbatello in salopette oversize e voce tremolante… quindi desiste senza provarci e, da quel giorno, inizia la vita vera di Paolo.
E’ stata come una svolta, la perdita di innocenza, la mela proibita. Wake up.
L’amore liofilizzato in uno sguardo, in un nodo sulla schiena, nel colore dei capelli, negli occhi trasparenti, in un profumo (Obsession?), nelle lunghe dita dei piedi in infradito, in gonne lunghe e morbide, in schiene sudate, in torsioni ed evoluzioni, labbra carnose.
Gli occhi di Jamal gli ricordano quella ragazza bionda, la sorella italiana di Pearl. Non sa perche’, ma avrebbe una gran voglia di abbracciarla e chiederle scusa per tutti gli anni che ha buttato via senza di lei…
Quello che fa male e’ pensare a cio’ che avrebbe potuto essere, non a quello che non c’e’.
Questo pensa Paolo.
Questo gli dice Jamal, in quel dialetto corso che somiglia al genovese.
Paolo rinsavisce, si tira in piedi, raccoglie la mountain bike in mezzo alla piazzetta degli ulivi e corre giu’ per le strade della Corsica, per far si’ che le lacrime gli si asciughino piu’ alla svelta.

4 Comments

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killinglivefastreply
10 August 2004 at 10:35

grazie a te che mi fai vedere coi tuoi occhi.

teardropreply
11 August 2004 at 08:50

davvero bella questa pagina.
pure la foto..
geniale.
ormai attendo con impazienza
la continuazione.

masso57reply
11 August 2004 at 10:05

sapessi quanto ti capisco!! la mia Pearl si chiamava Patrizia, concerto di James Taylor a Firenze nel 79 ed un desiderio di fare a pugni col destino stronzo e col fatto che lei si faceva scopare da un americano di quelli alla Matt Damon, quelli “yeah” e 96 denti..
hai scritto un racconto a colori. Grazie

nukereply
11 August 2004 at 12:41

Vi ringrazio tutti quanti. Davvero.

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